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giovedì 3 novembre 2011

Cervelli in fuga

 
No, non intendo parlare del 50% dei miei ex compagni di corso che sono felicemente emigrati all'estero e adesso, presumibilmente, guadagnano ben più di me. Del resto è una forma di compensazione per tutte le prese in giro che dovranno subire ogni giorno per essere nati nel paese del bunga bunga.

No, io intendevo parlare del MIO cervello, che chiaramente è scappato o, nella migliore delle ipotesi, si è preso una vacanza. Stamattina infilandomi la giacca per uscire di casa mi sono intravista nello specchio enorme che grazie al cielo ho accanto all'ingresso e.... mi sono accorta di non avere messo il vestito. Praticamente stavo uscendo di casa in dolcevita e calzamaglie, ma senza vestito. Però avevo gli orecchini, eh! Intonati con il vestito (che non avevo, ma son dettagli).

Del resto sono figlia di mia madre, che una volta è andata in ufficio con due scarpe diverse (ma diverse diverse eh: colore diverso e altezza del tacco diversa...) ed è dovuta andare a comprarsene un nuovo paio di corsa. Per non parlare di quella volta che si è accorta a metà strada tra casa e aereoporto di avere ai piedi le ciabatte di mio padre e ha preteso di tornare indietro a cambiarsele. Quando finalmente siamo arrivate in aereoporto hanno rimandato indietro il pulmino solo per noi...
 

venerdì 2 settembre 2011

Che classe!

 
Premetto che ho frequentato il politecnico di Milano, un'università in cui studenti e professori si presentano a lezione vestiti nel modo più disparato e nessuno ti considera meno seriamente perchè hai le scarpe da ginnastica o la felpa a rovescio. Anzi, probabilmente potresti andare in pigiama che tanto nella maggior parte dei dipartimenti nessuno lo noterebbe. Una volta un professore ha fatto lezione in canottiera intima. Giuro.
E quando sono stata a fare la tesi negli Stati Uniti il grande capo veniva alle riunioni in maglietta hawaiana, bermuda e infradito.

Va beh, sto divagando.
Il punto è che mi è servito un anno di rimproveri materni ("Non puoi andare in ufficio così! Devi essere più professionale! E mettiti i tacchi, ogni tanto..") per rassegnarmi al fatto che, in alcuni contesti, se devo farmi prendere sul serio mi tocca essere vestita in modo formale. Francamente lo trovo ridicolo, ma tant'è... non le ho fatte io le regole...

Evidentemente il mio capo ha la mia stessa idiosincrasia per queste cose, visto che in ufficio viene in jeans strappati e T-shirt. Siccome però anche lui deve avere avuto una mamma che gli ricordava la cravatta, se deve andare dai clienti si mette i pantaloni scuri e la camicia. E per dare un'ultimo tocco, sfodera la sua adorata cintura. Che è bianca, con disegnato un filo per stendere e appesi al filo tanti piccoli calzini, camicine, mutandine, pantaloncini...

Praticamente è come andare ad una festa con abito lungo e pantofole pelose.
 

giovedì 21 luglio 2011

De senectute

 
Ho sempre pensato che gli hot pants fossero adatti al massimo fino ai venticinque anni. Il mio ultimo acquisto? Un paio di hot pants. Quanti anni ho? Ventisei. E sono anche del tipo super-aderente-che-lascia-poco-all'immaginazione.
Ero troppo bacchettona prima o è l'età che avanza che mi rimbecillisce?

Please, eventuale lettore, non rispondere: non credo di voler conoscere la risposta.
 

mercoledì 1 giugno 2011

Babybel

 
Io non sono affatto per la taglia 38 a tutti i costi: ognuna ha la sua fisionomia e non tutte stanno bene magre. E comunque è giusto che ogni donna si senta bene indipendentemente dai chili di troppo. Però usa la testa. Se sei sovrappeso di circa 30kg, magari la maglia di rete rossa no, ecco. Che poi sembri un gigantesco babybel.