Mio nonno non aveva il physique du role di un nonno. Mio nonno era alto 1.85, era solido e stabile, dritto come un fuso. Camminava veloce e pensava ancora più veloce. Mio nonno era ateo, in una generazione in cui essere atei era praticamente un crimine o quantomeno una vergogna. Aveva 83 anni ma guidava agilmente nel traffico milanese e anche in autostrada. Mio nonno era quello da chiamare se stavo male e avevo bisogno di un passaggio, perché non importava dove fosse: lui sarebbe arrivato di corsa. Perché mio nonno era un uomo gentile e premuroso.
Era generoso, e poi ti zittiva imbarazzato quando lo ringraziavi. Anche se il regalo era un pezzo dell'eredità di sua sorella, mica caramelle. Dopo anni di pranzi della domenica a casa dei miei, era incapace di presentarsi a pranzo senza un dolce, anche se avevamo chiamato apposta per dire di non portare nulla, ché c'era il tiramisù fatto in casa. Eravamo arrivati a fare gli inviti dell'ultimo secondo per prendere lui e nonna in contropiede, ma nulla: giravano fino a trovare un negozio aperto per prendere un dolce o almeno del gelato.
Era allegro, pacato ed energico insieme. Mio nonno era riservato, come suo figlio, e come lui incapace di abbracciare, di dire "ti voglio bene" o peggio "sono orgoglioso di te". Ma tenendoti una mano sulla spalla ti dava un bacio in fronte e diceva "Ciao, Cipolla" oppure "Brava" e lo sapevi che voleva dire tutte quelle cose lì.
Mio nonno lavorava ("Altrimenti cosa faccio tutto il giorno?"), si occupava della nonna, faceva la spesa e aveva anche imparato a cucinare, alla soglia degli ottant'anni, pur di essere indipendente e non dare disturbo a nessuno. Mio nonno era una roccia.
Però mio nonno, anche se era alto e dritto e sembrava sano come un pesce, aveva un tumore all'intestino e metastasi al cervello che i medici hanno scoperto solo lunedì sera, poche ore prima che le metastasi se lo portassero via.
E a me adesso manca qualcuno che mi porga una crostata, mi dia un bacio sulla fronte e mi dica "Ciao, Cipolla".
E rimpiangerò ogni giorno di non aver trovato il tempo di andare a trovarlo lo scorso weekend, convinta, come tutti, che una roccia non potesse sgretolarsi così. E invece.
Era generoso, e poi ti zittiva imbarazzato quando lo ringraziavi. Anche se il regalo era un pezzo dell'eredità di sua sorella, mica caramelle. Dopo anni di pranzi della domenica a casa dei miei, era incapace di presentarsi a pranzo senza un dolce, anche se avevamo chiamato apposta per dire di non portare nulla, ché c'era il tiramisù fatto in casa. Eravamo arrivati a fare gli inviti dell'ultimo secondo per prendere lui e nonna in contropiede, ma nulla: giravano fino a trovare un negozio aperto per prendere un dolce o almeno del gelato.
Era allegro, pacato ed energico insieme. Mio nonno era riservato, come suo figlio, e come lui incapace di abbracciare, di dire "ti voglio bene" o peggio "sono orgoglioso di te". Ma tenendoti una mano sulla spalla ti dava un bacio in fronte e diceva "Ciao, Cipolla" oppure "Brava" e lo sapevi che voleva dire tutte quelle cose lì.
Mio nonno lavorava ("Altrimenti cosa faccio tutto il giorno?"), si occupava della nonna, faceva la spesa e aveva anche imparato a cucinare, alla soglia degli ottant'anni, pur di essere indipendente e non dare disturbo a nessuno. Mio nonno era una roccia.
Però mio nonno, anche se era alto e dritto e sembrava sano come un pesce, aveva un tumore all'intestino e metastasi al cervello che i medici hanno scoperto solo lunedì sera, poche ore prima che le metastasi se lo portassero via.
E a me adesso manca qualcuno che mi porga una crostata, mi dia un bacio sulla fronte e mi dica "Ciao, Cipolla".
E rimpiangerò ogni giorno di non aver trovato il tempo di andare a trovarlo lo scorso weekend, convinta, come tutti, che una roccia non potesse sgretolarsi così. E invece.
Io non portavo mai la carta di identità con me, perchè ho sempre pensato che se mi rubano il portafogli è meglio restare con almeno un documento. Poi una volta ho quasi perso un aereo per tornare a casa a prenderla e così da novembre mi sono rassegnata. Non porto nemmeno mai contanti, perchè mi dimentico di prelevare e poi il bancomat è più comodo. Oggi invece avevo più di 100€ (regalo di Natale dei nonni). Ma siccome non sono abituata ad averli, ho comprato l'abbonamento mensile con il bancomat, così il simpatico borseggiatore che si è fregato il mio portafogli ha 36€ in più. E il mio mensile. E la carta di identità, il mio tesserino universitario con cui ancora riuscivo ad avere sconti nei musei, la tesserina prepagata della mia tigelleria preferita (con solo 20 centesimi, tiè! ingozzati bastardo!), la tessera trenitalia (ma non funzionava, quindi va beh), tutti gli scontrini dei farmaci diligentemente tenuti da parte nell'ultimo anno, il mio dollaro portafortuna ricordo di quando vivevo in California, la tessera arci da ricomprare e chissà che altro.